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Frodi e abusi di carte di credito

Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 25 settembre 2020 (ud. 17 settembre 2020), n. 26807/2020 – Pres. Domenico Gallo, Rel. Giuseppe Coscioni 

Anche le valute virtuali possono essere soggette alla normativa in materia di servizi finanziari nel caso in cui la vendita di bitcoin venga reclamizzata come una vera e propria proposta di investimento, con tanto di pubblicità su di un sito Internet contenente informazioni idonee a mettere i risparmiatori in grado di valutare se aderire o meno all’iniziativa. Pertanto, in tal caso si devono rispettare gli adempimenti prescritti in materia di servizi finanziari di cui agli artt. 91 ss. T.U.F., in mancanza dei quali sussiste il reato di abusivismo finanziario di cui all’art. 166, comma 1, lett. c) TUF. 

Per approfondire: VADALÀ R.M., Criptovalute e cyberlaundering: novità antiriciclaggio nell’attesa del recepimento della Direttiva (UE) 2018/1673 sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, Sist. Pen., 2020; PICOTTI L., Profili penali del Cyberlaundering: le nuove tecniche di riciclaggio, in Riv. trim. dir. pen. econ., 2018, n. 3-4, p. 590 ss; PLANTAMURA V., Il cybericiclaggio, in Cybercrime a cura di A. Cadoppi, S. Canestrari, A. Manna e A. Papa, Torino, 2019, p. 859 ss.; CAPACCIOLI S., Criptovalute e bitcoin: un’analisi giuridica, Milano, 2015; PICOTTI L. Rilevanza penale degli obblighi di registrazione della clientela in ambito bancario nella normativa antiriciclaggio, in RGEA, 2010, n. 8, p. 163; STURZO, Bitcoin e riciclaggio 2.0., in Dir. pen. cont.  

Virtual currencies may also be subject to financial services regulations if the sale of bitcoin is advertised as a real investment proposition, with advertising on a website containing information enabling savers to assess whether or not to join the initiative. Therefore, in such a case, the requirements for financial services set out in Articles 91 ff. must be complied with. T.U.F., in the absence of which the crime of financial abuse referred to in Article 166, paragraph 1, letter c) TUF is integrated.

Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 11 agosto 2020 (ud. 2 luglio 2020), n. 23760/2020 – Pres. Domenico Gallo, Rel. Alfredo Mantovano

La Suprema Corte evidenzia che, prima dell’introduzione della nuova fattispecie aggravata di cui al co. 3 dell’art. 640 ter c.p., che punisce la frode informatica commessa con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale, la condotta di intervento senza diritto sul sistema informatico e telematico protetto da password di un servizio di home banking e l’assunzione di falsa identità del titolare di una carta banco posta tramite l’utilizzo di codici personali identificativi integrava non solo il reato di frode informatica, ma anche quello di sostituzione di persona ex art. 494 c.p., essendo idonea ad ingannare persone fisiche che ripongono affidamento in sistemi informatici garantiti da misure di sicurezza. Dunque, il delitto di frode informatica ex art. 640-ter c.p. e quello di sostituzione di persona di cui all’art. 494 c.p. potevano concorrere tra loro.

Conformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 24 settembre 2018 (ud. 26 giugno 2018), n. 41013/2018 – Pres. Antonio Prestipino, Rel.  Marco Monaco

Per approfondire: MINICUCCI G., Le frodi informatiche, in Cybercrime a cura di A. Cadoppi, S. Canestrari, A. Manna e M. Papa, Torino, 2019, p. 827 ss; CAJANI F., La tutela penale dell’identità digitale alla luce delle novità introdotte dal d.l. 14 agosto 2013, n. 93 (convertito con modificazioni nella l. 15 ottobre 2013, n. 119), in Cass. pen., 2014, 1094 ss.; CIPOLLA P., Social network, furto di identità e reati contro il patrimonio, in Giur. merito, 2012, n. 12, p. 2672 ss; FLOR R., phishing, identity theft e identity abuse. Le prospettive applicative del diritto penale vigente, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, n. 2-3, p. 899 ss.; PICOTTI L., Sistematica dei reati informatici, tecniche di formulazione legislativa e beni giuridici tutelati, in ID. (a cura di), Il diritto penale dell’informatica nell’epoca di Internet, Padova, 2004.

The Supreme Court points out that, before the introduction of the new aggravated offense referred to in paragraph 3 of Article 640-ter of the Italian Criminal Code, which punishes computer fraud committed by theft or undue use of digital identity, the conduct of unauthorized intervention on the computer and telematic system protected by passwords of a home banking service and the assumption of a false identity of a card holder through the use of personal identification codes integrated not only the offense of computer fraud, but also the offense of substitution of person pursuant to Article 494 of the Criminal Code, being likely to deceive natural persons who rely on computer systems guaranteed by security measures. Therefore, the crime of computer fraud pursuant to Article 640-ter of the Criminal Code and the crime of substitution of person pursuant to Article 494 of the Criminal Code could compete with each other.

Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 21 luglio 2020 (ud. 1° luglio 2020), n. 21831/2020 – Pres. Giovanni Diotallevi – Rel. Aielli Lucia

La Corte di Cassazione ribadisce che il delitto di frode informatica ex art. 640-ter c.p. e di indebito utilizzo di carte di credito, di cui al D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 55, co. 9, ora art. 493-ter c.p., sono tra loro in rapporto di specialità, perché l’utilizzazione fraudolenta del sistema informatico costituisce presupposto assorbente rispetto alla generica indebita utilizzazione di codici d’accesso. Pertanto, integra il delitto di frode informatica, e non quello di indebita utilizzazione di carte di credito, la condotta di colui che, servendosi di una carta di credito falsificata e di un codice di accesso fraudolentemente captato in precedenza, penetri abusivamente nel sistema informatico bancario ed effettui illecite operazioni di trasferimento di fondi, fra cui quella di prelievo di contanti attraverso i servizi di cassa continua.

Conformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 25 maggio 2017 (ud. 9 maggio 2017), n. 26229/2017 – Pres. Giovanni Diotallevi – Rel. Giuseppe Coscioni; Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 16 ottobre 2015 (ud. 30 settembre 2015), n. 41777/2015, Pres. Antonio Esposito – Rel. Carrelli Palombi di Montrone Roberto Maria.

Difformi: Corte di Cassazione, sez. VI penale, sentenza 14 gennaio 2016 (ud. 4 novembre 2015), n. 1333/2015 – Pres. Antonio Agrò – Rel. Alessandra Bassi.

Cfr. anche: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 12 dicembre 2019 (ud. 30 ottobre 2019), n. 50395/2019 – Pres. Giovanni Diotallevi – Rel. Alfredo Mantovano; Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 23 febbraio 2017 (ud. 14 febbraio 2017), n. 8913/2017 – Pres. Antonio Prestipino – Rel. Marco Alma.

The Supreme Court states that the crime of computer fraud pursuant to Article 640-ter of the Italian Criminal Code and the undue use of credit cards, pursuant to Legislative Decree no. 231 of 2007, Article 55, paragraph 9, now Article 493-ter of the Italian Criminal Code, are in a special relationship with each other, because the fraudulent use of the computer system is an absorbing premise compared to the general undue use of access codes. Therefore, the crime of computer fraud, and not that of undue use of credit cards, is integrated with the conduct of a person who, using a forged credit card and an access code fraudulently captured previously, illegally penetrates the banking computer system and carries out illegal fund transfer operations, including the withdrawal of cash through continuous cash services.

Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 23 gennaio 2020 (ud. 13 dicembre 2019), n. 2728/2020Pres. Grazia Miccoli – Rel. Michele Romano

Ai fini del reato di indebito utilizzo di carta di credito di cui all’art. 55, co. 9, d.lgs. 231/2007 (ora art. 493-ter c.p.) non rileva che l’imputato sia stato assolto dall’imputazione di furto della stessa. Infatti, l’impossessamento illegittimo della carta di credito non è un presupposto necessario ed indefettibile del delitto di indebito utilizzo della carta di credito, perché trattasi di reato volto a tutelare l’interesse pubblico alla repressione del fenomeno del riciclaggio del danaro sporco, per cui può sussistere anche nell’ipotesi in cui il titolare della carta di credito abbia consentito all’utilizzo della stessa ad opera di soggetto diverso. Inoltre, il consenso del titolare della carta di credito al suo utilizzo da parte di altri soggetti non può assumere rilievo ai sensi dell’art. 50 c.p., perché i beni giuridici che la fattispecie intende tutelare, ovvero l’ordine pubblico, l’ordine economico e la fede pubblica, sono indisponibile da parte del titolare della carta.

For the purpose of the crime of undue use of credit card punished by art. 55, co. 9, d.lgs. 231/2007 (now art. 493-ter c.p.) it is irrelevant that the accused has been acquitted of the theft charge of it. In fact, the illegitimate possession of the credit card is not a necessary and indefectible prerequisite for the crime of undue use of the credit card, because it is a crime aimed at protecting the public interest against the phenomenon of money laundering, so it can exist even if the credit card holder has allowed it to be used by a different person. Furthermore, the consent of the credit card holder to its use by other subjects is irrelevant pursuant to art. 50 c.p., because the legal assets that the criminal provision intends to protect, attributable to public order, economic order and public faith, are unavailable by the cardholder.

Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 12 dicembre 2019 (ud. 30 ottobre 2019), n. 50395/2019 – Pres. Giovanni Diotallevi – Rel. Alfredo Mantovano

Risponde del reato di indebito utilizzo di carte di credito di cui all’art. 55 d.lgs. n. 231 del 2007 (oggi art. 493-ter c.p.), non di frode informatica ex art. 640-ter c.p., colui che, dopo aver sottratto la carta di credito altrui unitamente al PIN, la utilizzi indebitamente prelevando ripetutamente somme di denaro. In questo caso, infatti, la lesione è avvenuta in modo semplice e diretto attraverso un furto in danno di una persona, senza necessità di compiere azioni particolarmente complesse, quali la clonazione di dati, l’alterazione di banda magnetica o l’indebito inserimento nel circuito informatico, per cui manca il comportamento fraudolento, necessario per la configurabilità del reato di frode informatica. Quest’ultimo reato, infatti, è posto a tutela del bene giuridico patrimoniale nei confronti di comportamenti fraudolenti o manipolatori e tutela il regolare funzionamento dei sistemi informatici e la riservatezza dei dati ivi contenuti. Il reato di indebito utilizzo di carte di credito, invece, oltre al patrimonio individuale, offende anche interessi di matrice pubblicistica, quali lo svolgimento dell’attività finanziaria attraverso mezzi diversi dal contante.

The person who, after stealing the credit card of another person along with the PIN, uses it improperly withdrawing sums of money repeatedly, is liable for the crime of undue use of credit cards punished by Art. 55 Legislative Decree no. 231 of 2007 (now art. 493-ter c.p.), not for computer fraud punished by art. 640-ter c.p.. In fact, in this case the injury occurred in a simple and direct way through a theft to the detriment of a person, without the need for particularly complex actions, such as data cloning, alteration of the magnetic band or the debit inserted in the IT circuit, so there is no fraudulent behaviour, necessary for the configurability of the crime of computer fraud. In fact, this latter crime is intended to protect the legal asset against fraudulent or manipulative behaviour and protects the regular functioning of the IT systems and the confidentiality of the data therein contained. On the other hand, the crime of undue use of credit cards, in addition to individual assets, also offends public interests, such as the smooth running of financial activities through different means than cash.

Conformi: Corte di Cassazione, sez. VI penale, sentenza 14 gennaio 2016, (ud. 4 novembre 2015), n.1333/2016 – Pres. Antonio Agrò – Rel. Alessandra Bassi.

Difformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 21 dicembre 2015 (ud. 13 ottobre 2015), n. 50140/2015 – Pres. Antonio Esposito – Rel. Giovanna Verga;

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 4 dicembre 2019 (ud. 6 giugno 2019), n. 49195/2019 – Pres. Giovanni Diotallevi – Rel. Luciano Imperiali

Nel delitto di truffa il profitto può essere conseguito anche mediante accredito su carta di pagamento ricaricabile (nella specie “postepay”). In questo caso, il tempo e il luogo di consumazione del reato sono quelli in cui la persona offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta, poiché tale operazione ha realizzato contestualmente sia l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente, che ottiene l’immediata disponibilità della somma versata e non un mero diritto di credito, sia la definitiva perdita della somma stessa da parte della vittima.

In the crime of fraud the illicit profit can also be obtained by crediting a rechargeable payment card (in this case “postepay”). In this case, the time and place of consummation of the crime are those where the victim proceeded to pay the money on the card, because this operation has simultaneously achieved both the effective achievement of the asset by the agent, who obtains the immediate availability of the sum paid and not only a right credit, and the definitive loss of the same sum by the victim.

Conformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 24 marzo 2017 (ud. 10 gennaio 2017), n. 14730/2017 – Pres. Franco Fiandanese – Rel. Giuseppina Anna Rosaria Pacilli; Corte di Cassazione, sez. I penale, sentenza 16 giugno 2015 (ud. 13 marzo 2015), n. 25230/2015 – Pres. Severo Chieffi – Rel. Adet Toni Novik.

Difformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 2 dicembre 2019 (ud. 3 ottobre 2019), n. 48987/2019 – Pres. Matilde Cammino – Rel. Pierluigi Cianfrocca; Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 7 dicembre 2017, (ud. 16 novembre 2017), n. 54948/2017 –Giovanni Diotallevi – Rel. Sergio Di Paola; Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 20 febbraio 2015 (ud. 4 novembre 2014), n.7749/2014 – Pres. Enzo Iannelli – Rel. Ugo De Crescienzo; Corte di Cassazione, sez. II penale, 14 novembre 2016 (ud. 20 ottobre 2016), n. 48027/2016 – Pres. Piercamillo Davigo – Rel. Geppino Rago.

Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 2 dicembre 2019 (ud. 3 ottobre 2019), n. 48987/2019Pres. Matilde Cammino – Rel. Pierluigi Cianfrocca

Il reato di truffa contrattuale ex art. 640 c.p. realizzata attraverso la vendita di beni on line, in cui il pagamento eseguito dalla parte offesa avviene tramite bonifico bancario con accredito su conto corrente, si consuma nel luogo ove l’agente consegue l’ingiusto profitto tramite la riscossione della somma e non già in quello in cui viene data la disposizione per il pagamento da parte della persona offesa. Pertanto, le condotte di prelievo delle somme sono successive rispetto alla consumazione di tale reato e non possono giustificare l’arresto in flagranza.

The crime of contractual fraud punished by art. 640 c.p. realized through the online sale of goods, where the victim pays by bank transfer with credit to the bank account, is consummated in the place where the agent obtains the illicit profit by collecting the sum, not that in which the victim gives the provision for payment. Therefore, the collection procedures of the sums are subsequent to the consummation of this crime and cannot justify the arrest in flagrante delicto.

Conformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 7 dicembre 2017, (ud. 16/11/2017), n. 54948/2017 –Giovanni Diotallevi – Rel. Sergio Di Paola; Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 20 febbraio 2015 (ud. 4 novembre 2014), n.7749/2014 – Pres. Enzo Iannelli – Rel. Ugo De Crescienzo; Corte di Cassazione, sez. II penale, 14 novembre 2016 (ud. 20/10/2016), n.48027/2016 – Pres. Piercamillo Davigo – Rel. Geppino Rago.

Difformi: Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 4 dicembre 2019 (ud. 6 giugno 2019), n. 49195/2019 – Pres. Giovanni Diotallevi – Rel. Luciano Imperiali; Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 24 marzo 2017 (ud. 10 gennaio 2017), n. 14730/2017 – Pres. Franco Fiandanese – Rel. Giuseppina Anna Rosaria Pacilli; Corte di Cassazione, sez. I penale, sentenza 16 giugno 2015 (ud. 13/03/2015), n. 25230/2015 – Pres. Severo Chieffi – Rel. Adet Toni Novik.

Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 6 novembre 2019 (ud. 17 settembre 2019), n. 45115/2019Pres. Ugo De Crescienzo – Rel. Ignazio Pardo

Integra il reato di truffa contrattuale ex art. 640 c.p. la mancata consegna della merce acquistata e pagata, nel caso in cui siano indicati il prezzo conveniente di vendita sul web e un falso luogo di residenza del venditore. La vendita online, infatti, si fonda sull’affidamento del compratore nella offerta del venditore che viene pubblicizzata esclusivamente attraverso un portale internet, dato che non è possibile esaminare la merce che si acquista. Per questo motivo è evidente la presenza del dolo iniziale di truffa, poiché la condotta descritta manifesta chiaramente l’assenza di reale volontà di procedere alla vendita da parte del soggetto che, incamerato il prezzo, ometta la spedizione, rifiuti la restituzione della somma ed altresì ometta di indicare qualsiasi circostanza giustificativa per tale doloso comportamento. Inoltre, è palese la presenza degli artifizi e raggiri, che vanno individuati nella registrazione presso un portale di vendite online, nella pubblicazione dell’annuncio unito alla descrizione del bene, nella indicazione di un conveniente prezzo di vendita, tutti fattori tesi a ingannare l’acquirente.

The failure to deliver the goods purchased and paid, if they are indicated in a convenient selling price on the web and the seller has indicated a false place of residence, constitutes the criminal offense of contractual fraud, punished by art. 640 c.p. In facts, online sales are based on the purchaser’s trust in the seller’s offer, which is advertised exclusively through an internet portal, since it is not possible to examine the goods that are purchased. For this reason, it is evident the presence of the initial intent of fraud, since the described conduct clearly shows the absence of a real desire to proceed with the sale by the seller that, once obtained the price, omits the shipment, refuses the restitution of the sum and also omits to indicate any justification for such fraudulent behaviour. Furthermore, the presence of artifices and deceptions is evident, which must be identified in the registration with an online sales portal, in the publication of the announcement together with the description of the good, in the indication of a convenient sale price, all factors aimed at misleading the purchaser.

Conformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 14 ottobre 2016 (ud. 19 luglio 2016), n. 43660/2016 – Pres. Matilde Cammino – Rel. Luciano Imperiali; Corte di Cassazione, sez. VI penale, sentenza 10 marzo 2015 (ud. 17 febbraio 2015), n. 10136/2015 – Pres. Conti Giovanni – Rel. Capozzi Angelo.

Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 29 luglio 2019 (ud. 18 aprile 2019), n. 34466/2019 Pres. Geppino Rago – Rel. Antonio Saraco

La circostanza attenuante di cui all’art. 62, comma 1, n. 4 c.p. (speciale tenuità del danno patrimoniale) non è applicabile al delitto di indebito utilizzo di carta di credito di cui all’art. 493-ter c.p. (inserito dal d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21, già art. 55 co. 5 d.lgs. 21 novembre 2007 n. 231), trattandosi di delitto la cui previsione è posta a salvaguardia di beni fondamentali, quali l’interesse pubblico a che il sistema elettronico di pagamento sia in qualsiasi caso utilizzato in modo corretto nonché la fede pubblica. Inoltre, trattasi di reato contrassegnato da maggiore disvalore sociale.

The attenuating circumstance provided by art. 62, par. 1, no. 4 c.p. (particularly tenuous damage) is not applicable to the undue use of credit cards provided by art. 493-ter c.p. (introduced by d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21, already art. 55 co. 5 d.lgs. 21 novembre 2007 n. 231), because it is a crime whose provision is set to preserve fundamental goods, such as public interest in the correct use of electronic payment systems and public faith. Moreover, the undue use of credit cards is connotated by a great social disvalue.

Conformi: Corte di Cassazione, sez. II penale, sentenza 26 novembre 2012 (ud. 15 novembre 2012), n. 45902/2012, Pres. Giuseppe Cosentino – Rel. Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone; Corte di Cassazione, Sez. IV penale, sentenza 18 gennaio 2019 (ud. 13 dicembre 2018), n. 2319/2019, Pres. Salvatore Dovere – Rel. Giuseppe Pavich.

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