Topics

Social Network

Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 14 maggio 2020 (ud. 29 novembre 2019), n. 15089/2020 Pres. Rossella Catena, Est. Renata Sessa

Non commette il reato di diffamazione aggravata ex art. 595 co. 3 c.p. colui che commenta in un gruppo Facebook “chi ha sparato è un idiota” in un post relativo alla notizia dell’esplosione di un colpo in aria da parte di un poliziotto durante la fuga di alcuni malviventi, in quanto l’utilizzo dell’epiteto “idiota”, sebbene oggettivamente offensivo, costituisce manifestazione del diritto di critica.

Commenting on a Facebook group “who shot is an idiot” in a post related to the news of the explosion of a shot in the air by a policeman during the escape of some criminals does not constitute a crime of aggravated defamation punished by art. 595 co. 3 c.p., as the epithet “idiot”, although objectively offensive, constitutes a demonstration of the right of criticism.

In senso conforme: Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 21 luglio 2015, (ud. 14 aprile 2015), n. 31669/2015 – Pres. Alfredo Maria Lombardi, Est. Antonio Bevere; Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 25 marzo 2005, (ud. 8 febbraio 2005), n.11950/2005 – Pres. Giorgio Lattanzi, Est. Maria Vessichelli.

Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 25 febbraio (ud. 31 marzo 2020), n. 10905/2020 – Pres. Palla, Rel. Riccardi

Qualora gli insulti siano stati pronunciati in una chat vocale diretta alla persona offesa, anche se accessibile da più persone, il fatto non può essere qualificato come diffamazione aggravata ex art. 595 co. 3 c.p., ma dev’essere ricondotto all’abrogata fattispecie di ingiuria aggravata ex art. 594 ult. co. c.p.

If the insults were pronounced in a voice chat directed to the offended person, even if accessible by several people, the fact cannot be qualified as aggravated defamation punished by art. 595 co. 3 c.p., but must be traced back to the repealed crime of aggravated injury pursuant to art. 594 c.p.

In senso conforme ex multis: Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 8 marzo 2019 (ud. 17 gennaio 2019), n.10313/2019 – Pres. Rosa Pezzullo, Rel. Maria Belmonte; V. anche L. Picotti, Profili penali delle comunicazioni illecite via internet, in Dir. Inf., 1999, n. 2, p. 283 ss.; L. Picotti, I diritti fondamentali nell’uso ed abuso dei social network. Aspetti penali, in Giur. mer., 2012, n. 12, p. 2522 ss.

Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 10 gennaio 2020, (ud. 19 novembre 2019), n. 652/2020 – Pres. Eduardo De Gregorio, Rel. Angelo Caputo

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. può essere riconosciuta, se si tratta di condotta isolata, anche nel caso in cui il reato di sostituzione di persona ex art. 494 c.p. sia stato commesso tramite la creazione di un falso profilo su un Social network a nome altrui.

The non-punishment cause for particularly tenuous fact pursuant to art. 131-bis c.p. can be also recognized, if it is an isolated conduct, even if the crime of criminal impersonation punished by art. 494 c.p. has been committed through the creation of a fake profile on a Social network using the name of another person.

Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 10 gennaio 2020, (ud. 19 novembre 2019), n. 628/2020 – Pres. Eduardo De Gregorio, Rel. Luca Pistorelli

Commette il reato di diffamazione aggravata di cui all’art. 595 co. 3 c.p. colui che pubblica un post su Facebook definendo il vicesindaco del suo paese e i componenti della giunta comunale “imbroglioni” e accusandoli di aver sottratto i soldi provenienti dal gettito fiscale a carico della comunità. In questo caso, infatti, lo scritto online in questione denota l’intenzione dell’autore di sostenere un’accusa grave e la non veridicità del fatto esclude la configurabilità dell’esimente del diritto di critica. Inoltre, per via dell’intrinseca gravità di tale comportamento, ai limiti della calunnia, non può configurarsi la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis c.p.

The person who publishes a post on Facebook defining deputy mayor of his town and members of the city council “cheaters” and accusing them of having subtracted the money from the tax revenue paid by the community, commits the crime of aggravated defamation punished by art. 595 co. 3 c.p.. In fact, in this case the online text in question shows the intention of the author to support a serious accusation and the untruth of the fact excludes the configurability of the absence of liability of right of criticism. In addition, due to the serious nature of this behaviour, at the limits of slander, the cause of non-punishment due to the particular tenuity of the fact referred to art. 131-bis c.p. cannot be configured.

Corte di Cassazione, sez. V penale, 16 aprile 2018 (ud. 19 febbraio 2018), n. 16751 – Pres. Carlo Zaza, Rel. Rosa Pezzullo

L’animazione di un forum in sè non può determinare la corresponsabilità penale per le frasi o scritti ad altri materialmente riferibili, in assenza di elementi specificamente enunciati che denotino la coscienza e volontà nell’attività diffamatoria da parte dell’amministratore dello stesso.

The administrator of a forum cannot share criminal liability for sentences or writings materially referable to others, when there are not any specific elements that denote his conscience and will of keeping a defamatory conduct.

Corte di Cassazione, sez. V penale, 5 febbraio 2018 (ud. 22 novembre 2017), n. 5352/2018 – Pres. Grazia Lapalorcia, Est. Barbara
 Calaselice

Per la configurabilità del reato di diffamazione a mezzo Facebook, l’accertamento dell’indirizzo IP di provenienza del post è essenziale, non essendo sufficiente, nel caso di disconoscimento della paternità del commento, il fatto che il nickname utilizzato riporti il nome e il cognome dell’imputato.

The verification of the IP address of the post is essential in order to establish the crime of defamation on Facebook, if the paternity of the comment is disregarded, not being sufficient  the fact that the nickname used shows the accused’s name and surname.

Corte di Cassazione, sez. V penale, 1 febbraio 2017 (ud. 14 novembre 2016), n. 4873/2017 – Pres. Bruno Paolo Antonio, Est. Irene Scordamaglia

All’offesa diffamatoria consistente nell’attribuzione di un fatto determinato attraverso l’uso di una bacheca “facebook” non è applicabile l’art. 13 L. n. 47/1948 ma le aggravanti di cui all’art. 595, commi 2 e 3, c.p., dato che la bacheca “facebook” deve essere equiparata ad un “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”, ma non può essere inclusa nella categoria “stampa”.

If the defamation consists in the attribution of a determined fact by posting on Facebook article 13 L. n. 47/1948 cannot be applied, since Facebook should be qualified as “any other form of medium for the availability to the public” but cannot be included in the category “press”.jjj

Corte di Cassazione, sez. I penale, 2 gennaio 2017 (ud. 2 dicembre 2016), n. 50/2017 – Pres. Antonella Patrizia Mazzei , Est. Enrico Giuseppe Sandrini 

La diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca “facebook” integra l’ipotesi di diffamazione aggravata per utilizzo di un “mezzo di pubblicità” ai sensi dell’art. 595, comma 3, c.p. Nel caso di specie competente per materia è quindi il Tribunale e non il Giudice di Pace.

The Supreme Court states that spreading defamatory messages on Facebook integrates the offence of defamation aggravated by the use of an “medium for the availability to the public” as provided from article 595, par. 3, c.p. So the jurisdiction is of the Tribunal and not of Justice of the Peace.

×