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Pedopornografia – Child Pornography

Pedopornografia- Adescamento sessuale di minori (child-grooming)

Convenzione Lanzarote del Consiglio d’Europa del 2007 (Council of Europe Convention on the Protection of Children against Sexual Exploitation and Sexual Abuse – Lanzarote, 25.X.2007)

Direttiva 2011/93/UE, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio

l. 1 ottobre 2012, n. 172, Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno

Artt. 600-ter, 604-quater, 609-undecies c.p.

Cass. pen., sez. III, 20 aprile 2015, n. 16329

Ai fini della consumazione del reato di adescamento di minorenni di cui all’art. 609-undecies c.p. è necessario che non siano ancora configurabili gli estremi del tentativo o della consumazione del reato-fine. Qualora ciò si realizzi, dovrà procedersi soltanto per i predetti illeciti penali e non per l’adescamento. Sussistendo gli estremi del tentativo, contestare anche l’adescamento significherebbe di fatto punire due volte la stessa condotta, vanificando così il significato della clausola di riserva richiamata dall’art. 609-undecies c.p.

Cass. pen., sez. III pen., sent. 16 gennaio 2014 (dep. 5 marzo 2014), n. 10941

Ai fini della configurazione del reato di cui all’art. 600 quater c.p. è necessario che la condotta di detenzione abbia ad oggetto “files”, che in concreto possano essere considerati come materiale pornografico infantile, vale a dire “files” completi e già scaricati e visionabili da parte dell’utente. Di conseguenza, il menzionato reato non si configura qualora abbia ad oggetto soltanto frammenti di “files” incompleti e non coordinati tra loro, in quanto assolutamente illeggibili, inutilizzabili e quindi non “fruibili” dal soggetto agente.

Cass. pen., sez. III, sent. 29 ottobre 2013 (dep. 2 settembre 2013), n. 47820

La sussistenza del reato di distribuzione, divulgazione e diffusione di materiale pedopornografico per via telematica non può essere stabilita soltanto sulla base della quantità dei “files” scaricati dall’utente dalla rete mediante programmi di file sharing. Ai fini della configurabilità dell’elemento soggettivo del reato di cui all’art. 600-ter, co. 3, c.p. è necessario provare altresì che il soggetto agente abbia avuto non solo la volontà di procurarsi il menzionato materiale illecito, ma anche la volontà di distribuirlo, divulgarlo o diffonderlo.

References:

Cadoppi A., Commento art. 600-quater c.p., in Id. (a cura di), Commentario delle norme contro la violenza sessuale e contro la pedofilia, 4a ed., Padova, 2006;

Delsignore S., Bianchi M., Detenzione di materiale pornografico, in CADOPPI A., (cur.), Reati contro la libertà sessuale e lo sviluppo psico-fisico dei minori, vol. III, I reati contro la persona, Milano, 2006, 477 ss.

Salvadori I., Possesso di pornografia infantile, accesso a siti pedopornografici, child-grooming e tecniche di anticipazione della tutela penale, in Ruggieri F., Picotti L. (a cura di), Nuove tendenze della giustizia penale di fronte alla criminalità informatica. Aspetti sostanziali e processuali, Torino, 2011, p. 20 ss.

Picotti L., I delitti di sfruttamento sessuale dei bambini, la pornografia virtuale e l’offesa dei beni giuridici, in Scritti per Federico Stella, vol. II, Napoli, 2007, 1267 ss.

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