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Proprietà Intellettuale – IP Crimes

Artt. 10 Convenzione Cybercrime – Cybercrime Convention

L. 633 del 1941 (e succ.  modifiche)

D.lgs 30 del 2005

EU Intellectual Property (Industrial Property & Copyright)

Corte di Giustizia dell’Unione europea, 29 gennaio 2008, C-275/06, Productores de Música de España (Promusicae)/Telefónica de España SAU: click here

Corte di Giustizia dell’Unione europea, 24 novembre 2011, C-70/10, Scarlet Extended SA/Société belge des auteurs, compositeurs et éditeurs SCRL (SABAM)

Corte di Giustizia dell’Unione europea, C-314/12 (2014): click here

R. Flor, Concezione dualistica dei diritti d’autore e tutela penale: quali prospettive per la rivalutazione della componente personalistica? Tutela penale della persona e nuove tecnologie , CEDAM – Padova , 2013 , pp. 77-123 – click here

R. Flor, La tutela penale della proprietà intellettuale ed il contrasto alla commercializzazione ed alla circolazione in Internet di opere o prodotti con segni falsi o alterati La circolazione e il contrabbando di prodotti contraffatti o pericolosi. La tutela degli interessi finanziari dell’Unione Europea e la protezione dei consumatori , Torino , G. Giappichelli – Torino , 2013 , pp. 118-178 – click here

R. Flor (2013), Sequestro preventivo di siti web e abusiva trasmissione telematica di programmi televisivi

R. Flor, Social Networks e violazioni penali dei diritti d’autore. Quali prospettive per la responsabilità del fornitore del servizio? «Rivista trimestrale di diritto penale dell’economia» , n. 3 , 2012 , pp. 647-694 – click here

R. Flor, Misure tecnologiche di protezione ed anticipazione della punibilità nel sistema di tutela penale dei diritti d’autore e connessi in Europa L’evoluzione del diritto penale nei settori di interesse europeo alla luce del Trattato di Lisbona , Giovanni Grasso, Lorenzo Picotti, Rosaria Sicurella , Dott. A. Giuffrè Editore S.p.A. , 2011 , pp. 233-271 – click here

R. Flor, Misure tecnologiche di protezione e tutela penale dei diritti d’autore: l’esperienza applicativa italiana «DIRITTO PENALE E PROCESSO» , n. 8, 2011 , pp. 1003-1014 – click here

R. Flor, Tutela penale e autotutela tecnologica dei diritti d’autore nell’epoca di Internet. Un’indagine comparata in prospettiva europea ed internazionale , CEDAM, 2010 – click here

Tribunale di Varese, sent. 22.072013, n. 116:

«Dall’esame dei lavori preparatori, che come è noto risalgono all’Assemblea Costituente nella sua attività di legislazione ordinaria, emergono, nella seduta del 6 dicembre 1947, nell’ambito della discussione sull’art. 2 (attuale art. 1) della legge recante disposizioni sulla stampa, tre passaggi illuminanti: il presidente e relatore Cevolotto si preoccupa di richiamare – in termini di disciplina liberale da riacquistare – la L. 28 giugno 1906 n. 278, che limitava gli interventi repressivi “delle edizioni, degli stampati e di tutte le manifestazioni del pensiero”; lo stesso relatore segnala la modifica del testo nel senso di ritenere “stampa” qualsiasi riproduzione ottenuta non con “mezzi meccanico-fisici o chimici” bensì “meccanici o chimico-fisici”; il deputato Colitto chiede e ottiene che non si parli di “riproduzioni impresse” bensì, più largamente, “ottenute”. Tutto ciò segnala la volontà del legislatore di prevedere, a ogni buon fine, una disciplina che potesse tenere conto del superamento della pura e semplice “impressione con mezzi meccanici” (tale era la primigenia espressione del progetto di legge) di gutenberghiana memoria, rispetto ai progressi della meccanica, della fisica, della chimica; questo progresso ha oggi prodotto una forma di editoria, quella su Internet, del tutto identica (e in alcuni casi anche sostitutiva, con quotidiani on demand, su tablet, editati a domicilio e così via) a quella che produce caratteri impressi su carta; e del resto, a ben vedere, l’informatica e la telematica altro non sono che applicazione combinata di mezzi (di variazioni di stato) meccanici, fisici, chimici; in questo quadro interpretativo la L. 7 marzo 2001, n. 62, non è fonte di “rilettura” della L. 8 febbraio 1948, n. 47, bensì sopravvenienza coerente (nella sua equiparazione tra più prodotti editoriali) con un concetto di stampa idoneo ab origine a ricomprendere la sopravvenienza dei quotidiani o periodici – ora normalmente registrati e oggetto di benefici – su Internet. Se questo è vero, compete peraltro all’interprete attribuire a un sito Internet, sulla base di caratteristiche intrinseche e fenomeniche, nonché formali (la registrazione) la natura di “stampa”».

A commento della sentenza cfr. Rossetti S., Una sentenza di merito sembra eludere l’orientamento negativo della Cassazione in tema di responsabilità del blogger per le affermazioni diffamatorie provenienti dai frequentatori del sito, in penalecontemporaneo.it, 11 Giugno 2013.

Cass. civ., sent. 5.03.2012, n. 5525 – Pres. Spirito, Rel. Scarano

La Suprema Corte, che nell’ampia ed articolata motivazione ripercorre l’evoluzione del concetto di privacy e ne evidenzia la dimensione dinamica in rapporto alla cronaca giudiziaria ed alle specifiche peculiarità di Internet, afferma che: «Se l’interesse pubblico sotteso al diritto all’informazione (art. 21 Cost.) costituisce un limite al diritto fondamentale alla riservatezza (artt. 21 e 2 Cost.), al soggetto cui i dati pertengono è correlativamente attribuito il diritto all’oblio (v. Cass., 9/4/1998, n. 3679), e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati […] Il soggetto cui l’informazione oggetto di trattamento si riferisce ha in particolare diritto al rispetto della propria identità personale o morale, a non vedere cioè “travisato o alterato all’esterno il proprio patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, ideologico, professionale” (v. Cass., 22/6/1985, n. 7769), e pertanto alla verità della propria immagine nel momento storico attuale. Rispetto all’interesse del soggetto a non vedere ulteriormente divulgate notizie di cronaca che lo riguardano si pone peraltro l’ipotesi che sussista o subentri l’interesse pubblico alla relativa conoscenza o divulgazione per particolari esigenze di carattere storico, didattico, culturale o più in generale deponenti per il persistente interesse sociale riguardo ad esse. Un fatto di cronaca può, a tale stregua, assumere rilevanza quale fatto storico, il che può giustificare la permanenza del dato mediante la conservazione in archivi altri e diversi (es., archivio storico) da quello in cui esso è stato originariamente collocato. […] Atteso che come sopra indicato il principio di finalità costituisce un vero e proprio limite intrinseco del trattamento lecito dei dati personali, emerge allora la necessità, a salvaguardia dell’attuale identità sociale del soggetto cui la stessa afferisce, di garantire al medesimo la contestualizzazione e l’aggiornamento della notizia già di cronaca che lo riguarda, e cioè il collegamento della notizia ad altre informazioni successivamente pubblicate concernenti l’evoluzione della vicenda, che possano completare o financo radicalmente mutare il quadro evincentesi dalla notizia originaria, a fortiori se trattasi di fatti oggetto di vicenda giudiziaria, che costituisce anzi emblematico e paradigmatico esempio al riguardo».

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